
Laboratorio
Anna Benedini
Ciao! Sono Anna Benedini,
studiando in Accademia mi sono appassionata alla Grafica d’Arte, ovvero il disegno e l’incisione per la stampa d’arte e le tecniche di stampa antiche.
Tra tutte queste tecniche quella dell’Acquaforte è sicuramente la mia preferita: il segno pulito, deciso ma morbido, è diventato parte del mio linguaggio.
Prima ancora che per la stampa, l’incisione è stata usata per la decorazione del gioiello e del metallo in genere: nell’Acquaforte, chiamata anche incisione Chimica, il disegno viene inciso su una lastra metallica grazie all’utilizzo di acidi o sali. La bellezza di questa tecnica risiede nella possibilità di riportare sul metallo il nostro personale segno e disegno in modo preciso e fedele, conservandone la personalità ed unicità.
Nel mondo dell’oreficeria l’incisione chimica è una delle tecniche più antiche, ma anche meno conosciute e utilizzate, soprattutto nella sua versione prettamente manuale. È mio desiderio farla conoscere di più e, attraverso il gioiello, accompagnare alla scoperta e conoscenza della stampa d’arte.
Porto avanti una lenta ricerca legata principalmente all’utilizzo di tecniche “no-toxic” ovvero l’utilizzo di sostanze mordenti (acidi) meno impattanti sulla salute dell’artista e dell’ambiente.
STORIA DI LABAB
Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Urbino, studiando prima Pittura e poi specializzandomi in Grafica d’Arte.
Hai mai sentito parlare della Stampa o Grafica d’Arte? Quello dell’incisione è un mondo poco conosciuto ma incredibilimente affascinante, fatto di tanto bianco e nero (ma non solo), sgorbie, acidi, inchiostri, leggera ed effimera carta e pesanti macchine di ghisa (ma non solo!).
Ma allora, come sono arrivata da questo al gioiello? Avrai già capito che non è semplicemente perché fare gioielli fosse la mia passione o il mio sogno, ma nell’oreficeria ho trovato la strada giusta per esprimere la mia creatività.
Nei primi mercatini facevo e vendevo di tutto: il tema ricorrente era quello della stampa. Stampe e lagatoria, gioielli incisi o con carta stampata, magliette stampate a mano. Da qui Lab.ab (Laboratorio Anna Benedini) nome eclettico ed aperto a più percorsi e sperimentazioni.
Labab è nato in un periodo difficile: dopo aver lavorato per qualche anno in un museo della carta e della stampa (il lavoro dei miei sogni, che però non mi permetteva di essere autosufficiente), mi sono trasferita in Emilia. In un paio d’anni mi sono ritrovata in una situazione stagnante, tra lavori sottopagati, contratti al limite della legalità e mansioni che decisamente non facevano per me: mi sentivo sminuita, sottovalutata, sfruttata. È stato allora che ho deciso di mettere in gioco quel poco che avevo e quel tanto che sapevo per fare di Labab il mio unico lavoro e questo voleva dire innanzitutto prendere una direzione precisa: il gioiello.
Il gioiello è l’oggetto in cui confluiscono le conoscenze e competenze che ho appreso fino ad oggi in tutti i campi: dalla grafica, alla pittura, all’incisione e all’oreficeria… e tutte le ore passate a guardare figure sui libri.
Amo ogni minuscolo oggetto che esce dal laboratorio: è la forma, il punto d’incontro, la somma visibile di tutto ciò che ha collaborato a crearlo fino a questo momento.
E il punto da cui partire per fare il passo successivo.
STAMPA E OREFICERIA
Firenze, 1460 circa.
Nella sua bottega Maso Finiguerra sta lavorando ad una composizione chiamata “L’incoronazione della Vergine” e non lo fa con penna o pennelli, ma incidendo con un bulino una lamina d’argento. Maso infatti è un Maestro del niello: una tecnica antichissima, che consiste nell’incidere una lamina di metallo a bulino riempendone i solchi con uno smalto nero – il “nigellum” – per aiutarsi nel lavoro rendendo più visibili i segni già incisi.
Una volta finita la lavorazione questo smalto deve venire asportato e Maso, non trovando il solito straccio nei dintorni, lo fa premendo sulla lamina un foglio di carta. Il segno inciso pieno di pasta densa e nera si trasferisce sulla carta, riportando il disegno: Maso Finiguerra ha inventato la Stampa.
Ok, questa era la mia versione molto romanzata, ma il racconto si basa su una verità: in tutta Europa l’arte dell’incisione su metallo fonda le sue radici nell’Arte Orafa.
I nomi dei primi incisori su rame purtroppo si sono persi nel tempo, ma furono tutti orefici, argentieri e artigiani esperti nella lavorazione dei metalli preziosi.
Il primo dei grandi artisti riconosciuti maestri nell’arte del bulino fu Martin Schongauer: era figlio di un orafo. Molto più conosciuto e di poco successivo è Albrecht Durer, anche lui maestro dell’incisione in tutte le sue forme, anche lui formato inizialmente presso la bottega orafa del padre.
In Italia l’incisore ancestrale fu il nostro Maso Finiguerra, del quale però non ci rimane granché (fu principalmente mastro orafo). Nella sua bottega però fa l’apprendistato il primo artista a firmare una propria opera incisa: è il Pollaiolo, grande maestro del disegno, orafo, pittore, scultore. Egli è il primo artista/incisore: è il primo a lavorare personalmente alle proprie invenzioni anziché farle tradurre su lastra da maestri bulinisti, riunendo in sé due ruoli fino ad allora distinti.
Quando l’Oreficeria e la Stampa si incontrano inventano l’incisione calcografica (incisione su metallo), una delle tecniche della Stampa d’Arte classiche più amate e sviluppate nei secoli a venire.
Nel mio piccolo desidero omaggiare questi uomini e questi tempi di scoperta e sperimentazione ogni qualvolta trasformo una matrice incisa in gioiello.